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29/09/2017 - Novità dal mondo dei droni, nasce l'agricoltura di precisione...vediamo cos'è
 

L’agricoltura di precisione (dall’inglese Precision Farming) non è altro che una delle tante opportunità che i droni ci offrono per migliorare la qualità della nostra vita e nello specifico nelle nostre coltivazioni risparmiando tempo, lavoro e soprattutto denaro.
Sinteticamente si potrebbe riassumere in attività di rilevamento fotografico effettuata con l’ausilio di termo-camere e obiettivi a infrarossi specifici, che ci mostrano le coltivazioni come non le avevamo mai viste prima.
Infatti installati a bordo di droni appositamente progettati, questi sensori ad altissima precisione, forniscono dati preziosi per aumentare la resa dei terreni risparmiando acqua e pesticidi, traducendosi poi nel conseguente miglioramento qualitativo del prodotto stesso.
Le mappe in 3D, così sviluppate da un software apposito, mostreranno lo stato di salute di un campo da decine di ettari con un margine di errore di pochi centimetri.
Ormai la vecchia concezione che abbiamo dell’agricoltura con le sue vecchie pratiche di coltivazione tramandate da generazione in generazione, che ovviamente andranno sempre e comunque considerate, ma che lasciano il tempo che trovano.
Ormai agricoltura significa tecnologia avanzata di produzione, macchine intelligenti, software per la gestione delle irrigazioni e tanto altro.
In questi ultimi mesi molte associazioni di categoria e aziende agricole italiane si stanno attrezzando di nuove tecnologie, non è più così raro vedere, sulle campagne del nostro Paese, piccoli velivoli sorvolare campi di grano, risaie e vigneti, e non si tratta di fotografi o video-operatori alle prese con documentari o matrimoni, ma di un nuovo tipo di lavoro che serve a migliorare la resa e la qualità dei raccolti risparmiando la preziosa acqua e dannosi diserbanti.
Ormai capire se le tecniche utilizzate finora siano efficienti o migliorabili, oppure capire quale settore del proprio terreno va trattato e quale no è diventato un’attività vitale per la propria azienda agricola.
In genere un rilievo video-fotografico effettuato con un drone costa meno ed è più preciso di un vecchio rilevamento satellitare, i dati così raccolti posso aiutare l’azienda agricola a capire più velocemente dove irrigare di più e dove meno, quali piante in un filare stanno crescendo meglio e quali hanno bisogno di essere concimate, se il livello dell’acqua in una risaia è sceso troppo e se è il momento di
intervenire contro le erbe infestanti.
Come funziona il sistema? E’ molto semplice, in effetti il drone e solo il mezzo con il quale si trasporta in quota ciò che effettivamente dovrà poi fotografare lo stato dei campi e cioè sensori multi-spettrali, laser-scanner, termo-camere di vario tipo, ossia tutte quelle apparecchiature attraverso le quali si raccoglieranno dati e informazioni necessarie altrimenti impossibili da ricevere da terra.
Sensori in grado di “vedere la pianta con altri occhi” quelli infrarossi.
Infatti nella luce infrarossa la vegetazione ha una maggiore riflettività rispetto ad altri oggetti grazie alla presenza della clorofilla che rilevata e quantificata dal sensore ci fornisce un indice chiaro e indiscutibile del vigore della vegetazione stessa.
Si crea così una mappa navigabile in 3D di campi coltivati e a seconda del colore rilevato dai sensori montati sui droni si riesce a capire quali piante stanno crescendo meglio e quali, invece, sono più indietro. L’obiettivo è quello di avere un raccolto con un tasso di crescita uniforme e della stessa qualità.
Un primo esempio di questa tipologia di indagine è stato usato con grande successo nel progetto “Origini” del famoso produttore Kellogg’s seguito e coordinato dall’Ente nazionale risi, dove 4 campi di riso con estensione di 50 ettari sono stati fotografati con camere a infrarossi. Le immagini ottenute hanno stupito tutti gli operatori del settore (gli stessi agricoltori), fornendo chiare indicazioni sulle difformità di crescita dei campi confinanti. Dall'analisi si è poi passati all'applicazione pratica, le piante già sane e forti non sono più state concimate, mentre su quelle più esili è stata irrorata una dose maggiore. Alla fine, tutto il riso raccolto era della stessa qualità, ed è stato risparmiato il 30% del concime rispetto a quello che sarebbe stato usato “alla cieca”. I sensori multi-spettrali e a infrarossi vengo usati da anni percombattereparassiti come il punteruolo rosso, che in Italia ha fatto strage di palme e, più di recente, la Xylella Fastidiosa, incubo degli olivicoltori salentini.
  
 
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